Da diversi anni, a Quartu, una volta alla settimana, abbiamo modo di fare una piacevolissima “esperienza”. Iniziata silenziosamente, è diventata un appuntamento fisso ed irrinunciabile per molti di noi ed è il “mercatino degli agricoltori” che si svolge il sabato mattina nel parcheggio di Pitz’e Serra.
Nei visi delle persone che lo frequentano, curiosando tra i banchi pieni zeppi di frutta e verdura, super colorati e profumatissimi, si coglie il piacere di riappriopriarsi di un intreccio di relazioni, con al centro il cibo. I mercati degli agricoltori prendono forma come luoghi della sensibilizzazione e della formazione dei consumatori; luoghi in cui si chiarisce il significato dell’acquisto e dove, a differenza degli spazi della grande distribuzione organizzata, anche il valore delle relazioni con chi produce assume importanza fondamentale: la transazione economica porta con sé un arricchimento in termini di conoscenze, competenze, relazioni ed esperienza.
Avendo assistito alla magica trasformazione di un banale parcheggio in un “luogo di relazione”, ci viene spontanea la richiesta di individuare nella nostra città altri spazi che, per dimensioni, conformazione e posizionamento nell’asse viario, possono accogliere i mercatini più svariati: dalle produzioni artigianali, allo scambio di libri , all’oggettistica…
Questo permetterebbe di aprire spazi per il commercio, ma anche di riaprire i canali di mantenimento della memoria locale, perché è grazie alla frequentazione dei luoghi urbani e a una rinnovata cura di questi spazi, che si riportano in vita dei giacimenti di storia. Abbiamo bisogno di riscoprirla, coltivarla, intrecciarla con l’attualità, inserirla nel flusso delle informazioni quotidiane, per contrastare l’inaridimento produttivo, culturale e sociale della nostra città e per rilanciarne l’identità, la cultura e le idee.
Ecco, nel bilancio (chissà se) partecipato (ops! …BILANCIO COMUNALE) metteremmo una voce di spesa finalizzata alla creazione, promozione e valorizzazione dei mercatini rionali.
Le piazze “virtuali” sono moderne e funzionali, ma oggi è più urgente riprenderci le piazze reali. E basta poco, per “fare una piazza”, che in ogni caso resta il miglior luogo di vita sociale che l’uomo abbia mai progettato.