Lo stiamo leggendo, il DUP, il Documento Unico di Programmazione del Comune di Quartu Sant’Elena, che sarà discusso fra qualche giorno in Consiglio Comunale.
La prima cosa che ci è saltata agli occhi è la annotazione sul carattere “ordinatorio” ( = che impone) delle scadenze per la pianificazione, ricordata proprio all’inizio della premessa. E partiamo da lì, a dire che anche se “ordinatorio non è perentorio” (perentorio = inderogabile, tassativo), gli amministratori pubblici si distinguono in quelli che si prendono con arroganza il tempo che vogliono, e quelli che si preoccupano di usare il tempo giusto, ovvero il minimo di quello che serve per dare il massimo del loro risultato in termini di “buona amministrazione”. Per buona amministrazione intendiamo il principio costituzionale dell’operare con efficienza ed efficacia quando si amministrano i soldi e i beni pubblici.
Non sono le paroline del linguaggio giuridico a cambiare le cose, ad annullare il tempo buttato e le occasioni perdute, ma l’avere (avuto) un progetto chiaro e, soprattutto, la capacità di coagulare su di esso i voti del consiglio comunale. Ciò che per ora non si è visto.
E siamo arrivati ad agosto, con quasi 100 giorni di gestione provvisoria, ossia di niente. 100 giorni in cui si sono deliberati soltanto gratuiti patrocini, in attesa del bilancio, e si sono sospesi i pagamenti di contributi a poveri e a disabili, per mancanza di bilancio. 100 giorni in cui la buona amministrazione era semplicemente ridotta a pagare stipendi e obbligazioni fiscali o debitorie.
Tutto molto “ordinatorio”. Già.